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Inchiesta

Roma, due ex 007 arrestati per spionaggio a favore della Russia

Piras e Di Pasquale avrebbero venduto segreti di Stato e nomi di agenti: indagati anche quattro militari in servizio

1 settembre 2026 · IXC
Copertina dell’articolo «Roma, due ex 007 arrestati per spionaggio a favore della Russia»: m mtigpxnl ucosjtnw
La Farnesina, sede del Ministero degli Affari Esteri a Roma — Foto: Gianni o O / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Un ex sottufficiale dei Carabinieri passato per l'Aisi, l'Agenzia informazioni e sicurezza interna, e un altro ex agente della stessa Aisi. Sono Gavino Raoul Piras, 59 anni, di Sassari, e Vincenzo Di Pasquale, anche lui 59enne, di Matera: entrambi in pensione da oltre un decennio, entrambi arrestati a Roma il 7 luglio con l'accusa di aver spiato per conto della Russia. Secondo la ricostruzione della procura romana, ripresa da Quotidiano.net e da Domani, i due avrebbero fornito a un presunto agente dei servizi di intelligence russi — tuttora a piede libero per immunità diplomatica — notizie sulla sicurezza dello Stato, segreti politico-militari e persino nominativi di agenti segreti operativi italiani e del Ros, il Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri.

Le accuse contestate sono procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare e rivelazione di segreti di Stato: reati gravi, ma ancora da provare in un processo che deve ancora cominciare. Vanno quindi trattati come ipotesi investigative, non come fatti accertati.

COME SAREBBE AVVENUTO IL PASSAGGIO DI INFORMAZIONI

Le indagini, avviate dal controspionaggio dell'Aisi nel maggio 2025, descrivono un metodo di comunicazione old style più che digitale: secondo quanto riportato da Infodifesa, gli investigatori parlano di appunti manoscritti, telefoni scambiati in segreto e dispositivi di memoria nascosti in luoghi concordati in cambio di denaro contante. Durante le perquisizioni sono stati trovati 20mila euro in contanti, secondo Domani.

Il quadro dei documenti a cui Piras avrebbe avuto accesso, secondo il decreto del giudice citato da Il Fatto Quotidiano, è ampio: un documento classificato "Nato Secret" relativo a un cittadino russo, un dossier di controspionaggio classificato "segreto", materiali del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio sull'attuazione della direttiva Pcm-Ons n. 3 del 2019, slide su operazioni di sorveglianza di passeggeri e tabelle con nominativi di ufficiali del Gru, i servizi di intelligence militare russi. Piras e Di Pasquale, sentiti dagli inquirenti, hanno respinto le accuse sostenendo secondo RomaToday che le informazioni in loro possesso provenissero da fonti aperte e non fossero coperte da segreto.

QUATTRO MILITARI IN SERVIZIO SOTTO INCHIESTA

Accanto ai due ex agenti, la procura indaga quattro militari attualmente in servizio nelle Forze armate italiane — Davide Piantanida, Gianluca Nardella, Giuseppe Tempesta e Sergio Romeo — più un quinto indagato, Antonio Guerra, secondo i nominativi diffusi da Quotidiano.net. Sarebbero stati loro, secondo l'accusa, a fungere da fonti interne per Piras, fornendo materiale che l'ex 007 avrebbe poi girato al contatto russo.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha commentato la vicenda parlando di «tolleranza zero» verso chi compromette la sicurezza della Repubblica. Due giorni dopo gli arresti, il 9 luglio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato su X l'espulsione di due addetti militari dell'ambasciata russa a Roma, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, definendo la loro attività di spionaggio, emersa nell'inchiesta della procura di Roma, un'«ingerenza grave e inaccettabile» per le istituzioni italiane. Ai due è stato dato un termine di tre giorni per lasciare il paese.

UN CASO CHE RICORDA BIOT

Il caso Piras-Di Pasquale riporta alla memoria quello di Walter Biot, il capitano di vascello della Marina militare arrestato nel 2021 mentre consegnava documenti riservati a un funzionario dell'ambasciata russa a Roma in cambio di denaro, poi condannato in via definitiva a una pena vicina ai trent'anni. Reuters, ripresa da Internazionale, ha definito la nuova vicenda un episodio di «guerra ibrida», la stessa espressione usata da Crosetto: una definizione che colloca l'attività di spionaggio dentro il più ampio confronto fra Mosca e i paesi Nato, fatto di sabotaggi, disinformazione e reclutamento di fonti interne, più che di conflitto militare diretto.

Resta da chiarire, ed è materia del processo che dovrà ancora celebrarsi, quanto materiale sia stato realmente trasmesso e quanto danno abbia causato: la difesa dei due arrestati insiste sul fatto che le informazioni fossero già di dominio pubblico, mentre l'accusa parla di segreti di Stato e di nominativi di agenti operativi, un livello di sensibilità difficilmente compatibile con fonti aperte.

Le cinque persone ulteriormente sottoposte a indagine, oltre ai due arrestati, non risultano finora accusate formalmente: la loro posizione, secondo quanto riportato dalle fonti citate, è ancora in fase di accertamento da parte della procura.

PERCHÉ RIGUARDA CHI LEGGE

Un'inchiesta di spionaggio che coinvolge ex funzionari dei servizi italiani, militari in servizio e diplomatici russi accreditati a Roma non è un episodio isolato di cronaca giudiziaria: mette in evidenza quanto sia esposto il perimetro della sicurezza nazionale quando a fornire informazioni non sono infiltrati esterni ma persone che hanno lavorato per anni dentro le istituzioni, con contatti e credibilità residue anche dopo il pensionamento. Per un paese Nato come l'Italia, che condivide con gli alleati informazioni classificate e nominativi di agenti operativi, ogni fuga di questo tipo pesa anche sui rapporti con i partner internazionali, non solo sulla sicurezza interna.

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