LA NOTTE DELL'ASSALTO
Overasselt è un villaggio di poco più di 2.000 abitanti nella provincia olandese di Gelderland, poco distante da Nimega. Un luogo di case, campi e strade secondarie. Non è il tipo di posto nel quale ci si aspetterebbe di vedere una trentina di uomini armati muoversi nel cuore della notte.
Eppure è quello che è successo all'alba di martedì 1° settembre.
Intorno alle 4 del mattino la polizia riceve una segnalazione per una situazione sospetta davanti a una casa sulla Ewijkseweg. Quando la prima pattuglia arriva, gli agenti vengono accolti dal fuoco delle armi. Un uomo è gravemente ferito. È il 51enne Berry Leenders, originario di Wijchen, una guardia giurata che si trovava davanti alla proprietà.
I soccorsi non riescono a salvarlo.
Anche due agenti vengono colpiti. Entrambi vengono trasportati in ospedale e, secondo la polizia, inizialmente non sono in pericolo di vita.
Ma l'attacco non è quello di un gruppo improvvisato.
Secondo la ricostruzione della polizia, davanti alla proprietà si trovava una grande formazione di uomini con il volto coperto. Le immagini successivamente circolate mostrano persone armate che si muovono per le strade del paese. Nel giro di poche ore scatta una gigantesca operazione di ricerca.
Gli arresti arrivano in diversi punti dei Paesi Bassi. Vengono impiegate anche unità speciali della polizia. Al termine della prima giornata sono 33 gli arrestati; un 34° viene fermato nella notte successiva.
Il 3 settembre la polizia effettua ulteriori perquisizioni e cerca armi e altri elementi utili a ricostruire la dinamica. Vengono sequestrati anche dispositivi elettronici e veicoli. Diverse armi vengono trovate in seguito, compresa una borsa rinvenuta nella zona di Wijchen. Gli investigatori devono stabilire se questi oggetti siano collegati all'assalto.
Poi arriva un dato che rende la vicenda ancora più insolita.
Gli arrestati non appartengono a un'unica nazionalità.
Il 4 settembre il Pubblico Ministero olandese porta davanti al giudice 32 dei 34 sospettati iniziali. Sono 16 francesi, 11 olandesi, 2 algerini, un libico, un ucraino e un belga. Tra loro ci sono anche due minorenni francesi, di 16 e 17 anni. Due degli arrestati non vengono sottoposti alla custodia cautelare perché, allo stato delle indagini, il loro collegamento con i luoghi del reato non è sufficientemente forte. Rimangono comunque sospettati.
Il 6 settembre arriva un altro arresto: un uomo di 26 anni, di nazionalità belga, fermato ad Amsterdam il 3 settembre. Con lui il numero complessivo degli arrestati sale a 35. La polizia non fornisce ulteriori dettagli perché l'uomo è sottoposto a restrizioni e l'indagine è ancora in corso.
Ma cosa contestano gli investigatori a questo gruppo?
La risposta è pesante.
I 32 portati davanti al giudice sono sospettati, come gruppo, di omicidio o omicidio volontario in concorso per la morte della guardia giurata; tentato omicidio in concorso nei confronti dei due poliziotti; preparazione di omicidio, omicidio volontario, sequestro o privazione della libertà; e possesso di armi da fuoco.
E qui c'è un dettaglio fondamentale: la Procura non ha ancora stabilito chi abbia materialmente sparato.
Il comunicato del Pubblico Ministero specifica che, per ora, non viene fatta distinzione tra gli eventuali tiratori e le persone che non avrebbero sparato. Questa distinzione dovrà emergere dalle ulteriori indagini.
È una precisazione importante perché 35 arresti non significano automaticamente 35 persone che hanno partecipato nello stesso modo all'azione.
CHI ERA IL BERSAGLIO?
La casa presa di mira appartiene alla famiglia di Jan G. Jr., 28 anni.
E qui la storia cambia dimensione.
G. non era un perfetto sconosciuto alle autorità. Nell'aprile 2026 è stato condannato a quattro anni di carcere per il suo coinvolgimento in un laboratorio di MDMA ad Angeren. Secondo la ricostruzione giudiziaria, aveva avuto un ruolo di coordinamento. Ha presentato appello e, in attesa del procedimento, è rimasto libero.
Ma la storia della proprietà di Overasselt è precedente.
Nel 2019 sul terreno della famiglia scoppiò un incendio e venne scoperto un laboratorio di anfetamine. Successivamente ci furono altri episodi: nel 2024 vennero rilevati armi e denaro falso; nel 2025 la proprietà venne colpita da una raffica di proiettili, con circa 25 colpi sparati da un'arma automatica. La vicenda aveva già portato il comune a disporre misure di chiusura e videosorveglianza.
Il punto è che le autorità locali conoscevano da tempo il rischio.
Dopo precedenti episodi di violenza, la questione della sicurezza della casa era persino finita davanti ai giudici. Secondo Nieuwsuur, una sentenza precedente aveva evidenziato le difficoltà legate alla protezione dell'abitazione e alla gestione del rischio. Dopo l'attacco del 1° settembre, il comune ha ordinato la chiusura della proprietà per un anno.
E proprio qui emerge una delle parti più tragiche della vicenda.
Berry Leenders non era il bersaglio.
Era lì per lavorare.
Secondo quanto riferito da un amico a De Telegraaf, Leenders aveva accettato di sostituire un collega che non poteva svolgere il turno. Era quindi da pochissimo tempo davanti alla casa quando il commando è arrivato.
La sua presenza, però, non ha fermato gli aggressori.
La polizia olandese ha definito l'episodio senza precedenti per la sua violenza. Il ministro della Giustizia David van Weel ha parlato di un livello di violenza mai visto prima nel Paese e ha indicato come possibile scenario quello di gruppi criminali internazionali impegnati in regolamenti di conti legati al traffico di droga. Ma questa è una valutazione sul possibile contesto, non la prova del movente specifico dell'attacco.
E soprattutto: l'ipotesi della cocaina non nasce dalla fantasia dei media. Ma neppure è ancora una verità giudiziaria.
Per capire perché, bisogna arrivare al giorno successivo.
Il 2 settembre compare online un video.
Quattro uomini mascherati.
Tre con armi visibili.
Uno parla direttamente a Jan G.
Gli concede dodici ore.
E sostiene che Jan abbia rubato una quantità enorme di cocaina.
È questo il punto in cui l'assalto di Overasselt smette di essere soltanto una sparatoria davanti a una casa e comincia ad assomigliare a qualcosa di molto più grande.
Ma il video, come vedremo, non è ancora la prova che racconta tutta la storia.
È soltanto il primo pezzo di un puzzle molto più complesso.
Continua.
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