Vai al contenuto
venerdì 30 ottobre 2026

← Tutti gli articoli

Cronaca

Lavitola, 60 pagine al Riesame: la nuova versione sull'attentato a Ranucci

Lunedì 7 settembre la difesa depositerà la memoria e Lavitola renderà dichiarazioni spontanee. Dopo aver ammesso di essere il mandante, l'ex editore prova a chiarire la sua ricostruzione. Intanto gli inquirenti approfondiscono i rapporti, le chat e gli affari africani

5 settembre 2026 · IXC
Copertina dell’articolo «Lavitola, 60 pagine al Riesame: la nuova versione sull'attentato a Ranucci»: m mto3vfie vtabikck
Valter Lavitola all'arrivo in Procura a Roma, l'8 luglio 2026 — Foto: ANSA

L'inchiesta sull'attentato contro Sigfrido Ranucci si prepara a una nuova svolta. Lunedì 7 settembre Valter Lavitola comparirà davanti al Tribunale del Riesame di Roma, chiamato a valutare il ricorso della difesa contro la misura cautelare in carcere.

L'appuntamento arriva dopo il radicale cambiamento della posizione di Lavitola: inizialmente estraneo ai fatti, l'ex editore ha successivamente ammesso davanti al gip di essere stato il mandante dell'attentato avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione di Ranucci, a Pomezia. La sua ammissione, però, è stata accompagnata da una ricostruzione del movente molto diversa da quella delineata dagli investigatori.

Ora la difesa prepara una memoria di circa 60 pagine. La notizia è stata anticipata dal Fatto Quotidiano e confermata dalle ricostruzioni di Repubblica. Il documento dovrebbe essere depositato al Riesame insieme alle nuove dichiarazioni che Lavitola ha annunciato di voler rendere spontaneamente davanti ai giudici.

È importante precisare che non si tratta di 60 pagine di un nuovo interrogatorio già reso pubblico. Si tratta di una memoria difensiva in preparazione, mentre il contenuto integrale non è stato diffuso.

DALLA NEGAZIONE ALL'AMMISSIONE

La posizione di Lavitola è cambiata nel giro di poche settimane.

Durante un primo passaggio investigativo aveva negato di avere avuto un ruolo nell'attentato. Successivamente, nell'interrogatorio di garanzia del 12 agosto, ha invece confermato di essere stato il mandante dell'azione. A riferirlo furono i suoi avvocati al termine dell'interrogatorio.

La confessione, tuttavia, non ha chiuso il caso. Al contrario, ha aperto una questione ancora più delicata: perché Lavitola avrebbe ordinato l'attentato?

Secondo la versione riferita dalla difesa, l'obiettivo sarebbe stato quello di proteggere Ranucci.

Lavitola avrebbe sostenuto che il giornalista fosse esposto a pericoli e che l'azione dovesse servire a provocare un aumento della sua protezione. Secondo il suo avvocato Sergio Cola, dopo l'attentato la scorta di Ranucci sarebbe effettivamente passata da due a otto uomini.

Una spiegazione che il gip non ha ritenuto convincente.

LA BOMBA E LA VERSIONE DI LAVITOLA

C'è anche un altro elemento sul quale la versione dell'ex editore si discosta dalla ricostruzione dell'attentato.

Lavitola avrebbe raccontato di avere ordinato un'azione intimidatoria con alcuni colpi di pistola contro il muro della casa, e non l'utilizzo di un ordigno esplosivo. La bomba effettivamente collocata davanti all'abitazione di Ranucci sarebbe quindi andata oltre, secondo la sua ricostruzione, le indicazioni impartite agli esecutori.

Il gip ha però considerato questa spiegazione non sufficientemente credibile, definendo le dichiarazioni di Lavitola fumose, generiche e prive di adeguati riscontri. La richiesta di arresti domiciliari è stata quindi respinta.

La difesa punta ora a fornire una ricostruzione più dettagliata proprio attraverso la memoria destinata al Riesame.

Gli avvocati Sergio e Arturo Cola hanno incontrato Lavitola in carcere il 4 settembre e hanno dichiarato di avere definito con lui il contenuto delle dichiarazioni spontanee che dovrebbe rendere lunedì. L'obiettivo resta anche quello di ottenere una misura meno afflittiva, compresi gli arresti domiciliari.

IL MOVENTE POLITICO RESTA UN'IPOTESI INVESTIGATIVA

Il nodo del movente rimane centrale.

Nell'ordinanza cautelare, il gip ha prospettato un'ipotesi secondo cui l'attentato avrebbe potuto inserirsi in un progetto più ampio per accrescere la popolarità di Ranucci e favorirne un possibile percorso politico, con Lavitola interessato a un ruolo nel nuovo scenario. Secondo questa ricostruzione, l'attacco avrebbe dovuto apparire come un atto intimidatorio senza mettere realmente in pericolo la vittima.

Lavitola respinge invece questa lettura e sostiene di avere agito esclusivamente per tutelare Ranucci.

Le due ricostruzioni dovranno essere sottoposte a verifica attraverso gli elementi raccolti dalla Procura.

E qui è fondamentale una distinzione: Ranucci è la persona offesa dall'attentato. Le verifiche investigative sui suoi rapporti con Lavitola, sulle loro comunicazioni o sulle attività sulle quali Report aveva lavorato non significano che Ranucci sia accusato di avere partecipato al piano. Il giornalista è il destinatario dell'azione intimidatoria e la Procura sta ricostruendo il contesto nel quale l'attentato è maturato.

LE CHAT TRA RANUCCI E LAVITOLA

Una parte dell'inchiesta riguarda proprio le comunicazioni tra i due.

Gli investigatori stanno analizzando il materiale sequestrato a Lavitola, compresi i dispositivi elettronici, per ricostruire i contatti intercorsi prima e dopo l'attentato.

Sono state inoltre segnalate conversazioni mancanti nelle chat tra Lavitola e Ranucci. La circostanza è oggetto di attenzione investigativa, ma la presenza di chat cancellate non dimostra, da sola, né un illecito né il contenuto delle conversazioni mancanti.

I legali di Lavitola hanno definito alcune delle ricostruzioni circolate sulle chat come illazioni.

L'analisi forense dei dispositivi potrebbe quindi diventare uno degli strumenti attraverso i quali la Procura proverà a ricostruire la reale natura e cronologia dei rapporti.

LO ZIMBABWE E IL BUSINESS DEI CARBON CREDIT

Negli ultimi giorni è emerso anche un altro filone che gli investigatori intendono approfondire: gli interessi di Lavitola in Africa e, in particolare, il business dei carbon credit in Zimbabwe.

Il punto di partenza è un'intervista rilasciata da Ranucci al quotidiano zimbabwese The Standard e pubblicata il 5 luglio.

Il 29 giugno, secondo quanto riportato dal Tg1 e dall'Adnkronos, Ranucci aveva inviato a Lavitola una mail con l'anticipazione dell'intervista. Il tema riguardava una vicenda nella quale alcuni imprenditori italiani impegnati nel settore dei carbon credit sostenevano di essere stati truffati da un socio locale. Quest'ultimo, secondo le ricostruzioni giornalistiche, aveva avuto in passato rapporti societari con Lavitola.

Nella comunicazione Ranucci avrebbe inoltre chiesto a Lavitola informazioni su una persona che considerava un possibile "millantatore", precisando che i dati gli sarebbero serviti per un'attività di Report.

La Procura starebbe valutando anche la possibilità di ascoltare il giornalista zimbabwese che intervistò Ranucci, per chiarire come nacque il contatto e perché Lavitola gli indicò proprio l'ex conduttore di Report come interlocutore.

Un elemento da non interpretare oltre i fatti

La pista africana non significa che sia stato scoperto il movente dell'attentato.

Non è stato dimostrato che Ranucci fosse coinvolto in attività illecite relative ai carbon credit, né che tale vicenda sia all'origine dell'attacco.

IL CASO RESTA APERTO

Sul tavolo del Riesame arriveranno quindi diversi elementi.

Da una parte c'è Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell'attentato, ma sostiene di aver agito per proteggere Ranucci e nega, secondo la propria ricostruzione, di avere ordinato l'utilizzo della bomba. Dall'altra c'è la ricostruzione della Procura, che dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento.

Nel frattempo gli investigatori continuano a esaminare i rapporti tra Lavitola e Ranucci, le comunicazioni elettroniche, le circostanze precedenti all'attentato e il possibile progetto politico attribuito all'ex editore.

A questo si è aggiunto il filone relativo agli affari africani e al carbon credit, che potrebbe portare a nuovi accertamenti ma che, allo stato, non può essere presentato come il movente dell'attentato.

Lunedì 7 settembre Lavitola avrà dunque l'occasione di mettere nero su bianco la propria versione e di fornire ai giudici gli elementi che, secondo la difesa, dovrebbero chiarire le contraddizioni emerse finora.

Saranno poi i riscontri investigativi e, nelle successive fasi, la magistratura a stabilire quali parti della sua ricostruzione siano attendibili.

Per Ranucci, invece, il dato centrale rimane invariato: è la vittima dell'attentato esplosivo contro la sua abitazione, mentre tutto ciò che riguarda i suoi rapporti con Lavitola e gli approfondimenti giornalistici svolti da Report costituisce materia di ricostruzione investigativa, non un'accusa nei suoi confronti.

Commenti

0 commenti

  • Ancora nessun commento. Usa il riquadro sotto.

Per pubblicare un commento serve nome e email (riceverai anche le inchieste in anteprima).

Newsletter

Iscriviti alla newsletter

Lascia la tua email — niente password, nessun account — e ricevi ogni articolo e ogni inchiesta in anteprima.