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Geopolitica

🇺🇦 IL MISTERO DI VIA SHUMSKOHO

SBU e GUR, lo scontro segreto che è finito a colpi di pistola

3 settembre 2026 · IXC
Copertina dell’articolo «🇺🇦 IL MISTERO DI VIA SHUMSKOHO»: m mtls7v4i hciy1fex
Volodymyr Zelensky, presidente dell'Ucraina, durante un discorso alla nazione. Wikipedia

Immaginate il cuore di una capitale in guerra, una zona residenziale nel distretto Dnipro, nel quartiere di Berezniaky, dove la tensione è già parte della vita quotidiana. Improvvisamente, il silenzio della notte viene squarciato da uomini armati, armi puntate e urla.

Ma questa volta non sono russi e ucraini a fronteggiarsi.

Sono uomini appartenenti a due apparati di sicurezza dello stesso Stato.

È Kyiv, è la notte tra il 1° e il 2 settembre 2026, e quello che accade in via Yuriia Shumskoho diventerà, nel giro di poche ore, uno dei più clamorosi episodi di conflitto interno alla macchina della sicurezza ucraina dall'inizio della guerra.

Al centro della vicenda c'è Stepan Kaplunov, vicecomandante per le operazioni di combattimento del Russian Volunteer Corps (RDK), formazione composta da cittadini russi che combatte dalla parte dell'Ucraina e inserita nella Legione internazionale del GUR, l'intelligence militare del Ministero della Difesa ucraino.

Dall'altra parte c'è la SBU, il Servizio di sicurezza dell'Ucraina, responsabile tra le altre cose di controspionaggio, antiterrorismo e sicurezza interna.

Due strutture diverse, con competenze diverse.

Eppure, nella notte tra il 1° e il 2 settembre, i loro uomini si ritrovano nello stesso cortile, con le armi in pugno.

IL MISTERO DI KAPLUNOV

La storia comincia alcuni giorni prima.

Il 23 agosto, secondo quanto riferito dal suo avvocato e dal RDK, Kaplunov sarebbe stato prelevato da uomini sconosciuti nel cortile del palazzo dove alloggiava.

Il 1° settembre il RDK rende pubblica la sua scomparsa: il corpo dei volontari fa sapere di essersi rivolto a GUR, SBU e DBR, l'Ufficio statale d'investigazione ucraino, senza ottenere informazioni né su dove si trovasse Kaplunov né su eventuali accuse a suo carico.

Non è però corretto parlare di un "rapimento" come fatto già accertato: al momento si tratta della ricostruzione fornita da Kaplunov, dal suo avvocato e dal suo ambiente.

Ed è proprio qui che la vicenda prende una svolta.

LA NOTTE DI SHUMSKOHO

Secondo la ricostruzione di Kaplunov e del suo avvocato, nella notte tra il 1° e il 2 settembre viene riportato nell'appartamento di Shumskoho 10 per una perquisizione nell'ambito di un'indagine della SBU.

Quando gli investigatori arrivano sul posto con Kaplunov, la loro presenza viene notata e scatta l'allarme, e nel cortile cominciano ad arrivare gli uomini del GUR e i commilitoni di Kaplunov. Secondo il racconto dell'avvocato i primi gruppi giunti sotto il palazzo vengono fermati, e vicino all'ingresso risuonano i primi colpi. La situazione si trasforma rapidamente in un confronto armato.

La SBU sostiene una versione radicalmente diversa.

Secondo il servizio di sicurezza, i suoi uomini stavano svolgendo urgenti attività investigative nell'ambito di un procedimento relativo a un presunto att*ntato organizzato dall'FSB, il servizio di sicurezza interno russo, contro uno dei leader di un movimento politico-nazionale dell'opposizione russa arrivato in Ucraina per il Giorno dell'Indipendenza.

La SBU afferma inoltre che, durante la perquisizione, un gruppo armato avrebbe attaccato la squadra investigativa e bloccato i veicoli degli agenti.

A quel punto sarebbe stato impiegato il Centro per le operazioni speciali Alpha della SBU.

Ma la versione dell'avvocato di Kaplunov è completamente diversa.

Secondo lui, gli uomini del GUR stavano cercando di impedire che i loro colleghi venissero portati via e che la situazione degenerasse.

Nel corso della notte si arriva comunque a una trattativa: sul posto interviene il comandante del reparto speciale del GUR noto come "Tymur", che tratta con il comandante di Alpha, e si concorda di proseguire gli atti secondo la legge. Restano uomini armati e uomini fermati, ma per alcune ore le armi tacciono.

Poi la situazione torna a precipitare.

LA SECONDA ESCALATION

La mattina del 2 settembre, nello stesso luogo, si verifica una nuova escalation.

Questa volta vengono esplosi colpi d'arma da fuoco.

Tre uomini collegati al GUR risultano feriti, secondo le informazioni riportate dalla stampa ucraina e dall'avvocato di Kaplunov, che parla di un militare colpito alla gamba con un'arteria recisa e in condizioni gravissime, di un secondo ricoverato anch'esso in gravi condizioni e di un terzo con una ferita più lieve.

Ma anche qui rimane il punto più controverso dell'intera vicenda:

chi ha sparato per primo?

La risposta, almeno per ora, non esiste.

Fonti vicine al GUR sostengono che siano stati gli uomini della SBU ad aprire il fuoco.

Una fonte della SBU, invece, sostiene esattamente il contrario: sarebbero stati gli uomini del GUR a tentare di liberare Kaplunov e ad aprire il fuoco per primi.

Anche le immagini disponibili non consentono, al momento, di stabilire con certezza l'origine del primo colpo.

Ed è proprio per questo che la domanda non può essere trasformata in una risposta.

ARRIVA IL DBR

Sul posto arrivano quindi gli investigatori del DBR, mentre le armi vengono scaricate per consentire lo svolgimento delle attività investigative.

La Procura generale apre un procedimento per l'aggressione armata contro i dipendenti della SBU.

La ricostruzione ufficiale degli eventi viene quindi affidata agli investigatori.

Non sarà soltanto necessario stabilire chi abbia premuto il grilletto: bisognerà capire perché due apparati dello stesso Stato siano arrivati a puntarsi le armi addosso.

LA REAZIONE DI ZELENSKY

La sera del 2 settembre interviene anche Volodymyr Zelensky.

Il presidente definisce l'episodio «assolutamente vergognoso» e chiede alla Procura generale e al DBR di stabilire tutti i dettagli della vicenda.

Chiede inoltre responsabilità e indagini interne alle strutture coinvolte.

Il messaggio politico è netto: in Ucraina, dice Zelensky, gli unici contro cui è ammesso sparare sono gli occupanti russi, mentre uno scontro a fuoco tra apparati dello Stato non può essere tollerato.

E poi c'è una figura particolarmente interessante.

Kyrylo Budanov.

Non è più il capo del GUR. È oggi capo dell'Ufficio del Presidente dell'Ucraina, mentre in precedenza ha guidato proprio il GUR.

Il suo commento è particolarmente significativo.

Budanov chiede un'indagine «accurata e imparziale» e afferma che nessuno ha il diritto di sequestrare impunemente militari, aprire il fuoco nelle strade delle città ucraine o impartire ed eseguire ordini criminali.

Parole che lasciano aperta una questione fondamentale:

a chi si riferiva esattamente?

La risposta, almeno pubblicamente, non è stata fornita.

E IL 3 SETTEMBRE ARRIVA UN NUOVO ELEMENTO

La vicenda, però, non finisce con la sparatoria.

Il 3 settembre la SBU esce allo scoperto e per la prima volta fa il nome di Kaplunov: sostiene di averne scoperto i contatti con i servizi russi e afferma che avrebbe dovuto preparare l'omicidio di uno dei leader del movimento di opposizione russo in arrivo in Ucraina, delitto su commissione dell'FSB pianificato per il Giorno dell'Indipendenza, oltre a ricevere l'incarico di eliminare altri militari delle Forze di difesa dietro compenso. A sostegno della propria versione il servizio pubblica un video in cui Kaplunov parla dei contatti con l'FSB.

Il suo avvocato contesta però la genuinità di quella confessione e sostiene che sia stata ottenuta sotto pressione e minacce durante la detenzione.

Lo stesso Kaplunov, parlando successivamente con Radio NV, racconta di essere stato trattenuto per dieci giorni e sottoposto a pressioni psicologiche.

Queste dichiarazioni sono incompatibili tra loro.

Ed è proprio questo il punto.

Non sappiamo ancora quale delle due ricostruzioni sia vera.

Sappiamo però che una normale attività investigativa si è trasformata in un confronto armato tra uomini appartenenti a due delle strutture più sensibili dell'apparato di sicurezza ucraino.

E che, a distanza di giorni, rimangono ancora domande fondamentali senza risposta.

Chi ha ordinato cosa?

Perché Kaplunov era stato trattenuto?

Qual era realmente l'obiettivo della perquisizione?

Perché uomini del GUR e della SBU sono arrivati a fronteggiarsi con le armi?

E soprattutto:

CHI HA SPARATO PER PRIMO?

La risposta dovrà arrivare dall'inchiesta del DBR e della Procura, non dalle versioni delle parti.

Perché in questa storia, per ora, le versioni sono due. I fatti accertati sono molti meno.

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