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Inchiesta

Il GRU dietro il drone di Lipsia: la Germania accusa i servizi russi

Un colonnello dell'intelligence militare già sanzionato dall'UE, due agenti operativi, un attacco fallito per un detonatore difettoso

17 settembre 2026 · IXC
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La pista dell'aeroporto di Lipsia/Halle. Foto: Aagnverglaser, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2026 un drone si è avvicinato a un cargo Antonov An-124 di proprietà ucraina, fermo sulla pista dell'aeroporto di Lipsia/Halle, in Germania. A bordo portava una carica esplosiva stimata tra gli 800 grammi e 1,8 chilogrammi. Il detonatore non si è innescato correttamente e l'ordigno non è esploso. È stato ritrovato solo ore dopo, da un autista del personale aeroportuale.

Poche ore prima, un altro episodio: un Boeing 757 cargo, mentre eseguiva una riattaccata dopo la chiusura dello scalo per allarme droni, ha urtato a circa 400 metri di quota un secondo drone non identificato, riportando lievi danni e dirottando su Hannover. Un terzo ordigno, con circa 50 grammi di esplosivo RDX, sarebbe stato trovato il 14 agosto a ovest dell'aeroporto.

Il 6 agosto la Procura Generale Federale tedesca (Generalbundesanwalt) ha avocato a sé l'indagine dalla procura di Dresda, "per la particolare rilevanza del caso", ipotizzando i reati di tentata esplosione e messa in pericolo del traffico aereo.

LA GERMANIA PUNTA IL DITO SULLA RUSSIA

Il 1° settembre il ministro dell'Interno tedesco Alexander Dobrindt ha attribuito pubblicamente la responsabilità dell'attacco alla Russia. Nella conferenza stampa ha dichiarato che "le indagini di polizia, lo schema dell'azione e le informazioni di intelligence, considerate insieme, dimostrano una responsabilità russa", concludendo che "il governo federale ritiene la Russia responsabile dell'attacco ibrido di Lipsia del 4 agosto". Una versione più netta — la responsabilità russa definita "sicura al 100%" — circola nella stampa tedesca, ma risulta attribuita a funzionari non identificati che avrebbero riferito in questi termini durante un'audizione riservata della Commissione Interni del Bundestag, non a una dichiarazione pubblica dello stesso Dobrindt.

Le conseguenze diplomatiche sono arrivate rapidamente: la Germania ha chiuso il consolato russo di Bonn e la "Casa Russa" di Berlino. Mosca, attraverso la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, ha respinto ogni accusa parlando di "fantasie". Non tutto l'esecutivo tedesco, va detto, ha usato gli stessi toni: il cancelliere Friedrich Merz ha evitato di nominare direttamente la Russia, a differenza di Dobrindt e del ministro degli Esteri Johann Wadephul.

Anche a livello internazionale il caso ha avuto eco: il segretario generale della NATO Mark Rutte e diversi funzionari dell'Unione Europea sono intervenuti pubblicamente sull'episodio, inserendolo nel quadro più ampio delle attività ibride attribuite alla Russia contro infrastrutture e obiettivi europei.

DUE SOSPETTATI, DUE PROFILI DIVERSI

L'inchiesta, ricostruita da un'indagine congiunta di Süddeutsche Zeitung, NDR, WDR e Dossier Center (organizzazione di giornalismo investigativo legata all'oppositore russo in esilio Mikhail Khodorkovsky), individua due uomini.

Il primo, identificato come "Oleg L.", è un cittadino russo con anche passaporto lettone. Viene descritto come l'organizzatore logistico dell'operazione, con legami accertati verso ambienti del GRU, i servizi segreti militari russi. È entrato in Germania passando dalla Turchia fino all'aeroporto di Berlino-Brandeburgo, per poi ripartire dallo stesso scalo verso la Serbia. Le autorità tedesche, secondo la ricostruzione giornalistica, erano già a conoscenza dei suoi legami con il GRU al momento dell'ingresso, ma non lo hanno sottoposto a sorveglianza. Si ritiene sia ora tornato in Russia.

Il secondo, "Andrej K.", è un cittadino bielorusso con passaporto russo ottenuto nell'ottobre 2022, descritto come figura di livello inferiore: supporto logistico e, secondo alcune ricostruzioni, pilota materiale del drone. Ha precedenti penali per reati comuni in Finlandia e Lituania, ed è collegato dalla procura polacca a un incendio doloso avvenuto nel 2024 in un negozio di bricolage a Łódź — episodio che rientrerebbe nella stessa più ampia campagna di sabotaggi attribuita a reti legate alla Russia in quell'anno. È entrato in Germania a fine luglio 2026, ha noleggiato un'auto, si è spostato in Sassonia ed è uscito dal Paese due giorni prima del tentato attacco.

È lui, secondo la ricostruzione di Süddeutsche Zeitung e Die Zeit, ad aver attraversato lo spazio Schengen con un visto turistico rilasciato a fine aprile 2026 da una sede diplomatica italiana a Minsk, in Bielorussia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato, a margine di un vertice UE, che l'Italia aprirà una verifica su come sia stato concesso quel visto.

IL COLONNELLO GIÀ SOTTO SANZIONI EUROPEE

Il nome che compare come regista dell'operazione è quello di Denis Smoljaninov (talvolta traslitterato Smolyaninov), colonnello del GRU nato nel 1976 a Chelyabinsk. Non è un nome nuovo per i servizi occidentali: l'Unione Europea lo ha sanzionato nel dicembre 2024 e il Regno Unito nel dicembre 2025, in entrambi i casi per il coordinamento di reti di sabotaggio e incendi dolosi contro infrastrutture critiche in Europa e Ucraina, con reclutamento di agenti anche tramite Telegram e TikTok. Il suo nome era già emerso in relazione al piano di pacchi incendiari del luglio 2024 diretto contro alcuni hub logistici DHL, tra cui uno proprio a Lipsia, oltre a scali a Birmingham e Varsavia — un caso su cui è attualmente in corso un processo a Vilnius, in Lituania, con cinque imputati, sebbene gli atti giudiziari lituani finora consultabili non nominino Smoljaninov direttamente.

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Il colonnello Denis Smoljaninov (Smolyaninov). Foto: Dossier Center

Il suo collegamento specifico con l'attacco di Lipsia del 2026 emerge, oltre che dalla Süddeutsche Zeitung, anche da un'inchiesta della FAZ, che lo descrive come uno specialista di "operazioni psicologiche" da tempo noto ai servizi europei. Resta però un'informazione che, al momento, non risulta ripresa nominalmente da altre grandi testate tedesche consultate.

IL GIALLO DEL DNA

Un capitolo tecnico dell'inchiesta ha già conosciuto una prima correzione. Il 10 agosto alcuni media tedeschi avevano riportato che una traccia di DNA trovata sull'antenna del drone corrispondesse a quella dell'incendio doloso ai danni del deposito DHL di Lipsia nel 2024. Il giorno successivo la notizia è stata smentita: nessun collegamento con un individuo specifico risultava, a quel punto, confermato. Nella ricostruzione più recente, di metà settembre, le tracce di DNA raccolte sulla scena dell'aeroporto avrebbero comunque permesso di risalire ad Andrej K. — ma tramite il suo precedente in Polonia, l'incendio di Łódź, e non tramite lo stesso campione collegato al rogo DHL di due anni prima.

COSA NON È (ANCORA) CONFERMATO

Al di là dei fatti accertati dalla Procura Generale Federale — l'attacco, il fallimento del detonatore, l'apertura dell'indagine — diversi elementi restano affidati a una singola inchiesta giornalistica e non hanno, allo stato, un secondo riscontro indipendente: i dettagli biografici su "Oleg L." (tra cui l'età e il passato imprenditoriale), l'esatta natura del suo rapporto con Smoljaninov, e la citazione della "sicurezza al 100%" come dichiarazione diretta di un funzionario di governo piuttosto che come sintesi giornalistica di un'audizione riservata. Il Cremlino nega qualunque coinvolgimento.

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