Sono i due nomi più identificabili dell'esercito ucraino, e Kiev li ha messi a difendere l'ultimo tratto di Donetsk che ancora controlla. Il 26 agosto Volodymyr Zelensky ha annunciato la creazione di due raggruppamenti militari rinforzati per la difesa della regione orientale, affidandoli ad Andriy Biletsky, comandante del 3° Corpo d'armata, e a Denys Prokopenko, comandante del 1° Corpo della Guardia nazionale, l'unità nata dal reggimento Azov.
La decisione arriva su proposta del comandante in capo delle forze armate, Mykhailo Drapatyi, che aveva sottoposto al presidente una ristrutturazione del comando operativo nell'oblast. Né la presidenza né lo Stato maggiore hanno reso pubblici i dettagli sulla struttura dei due raggruppamenti o sul numero di unità coinvolte.
Il terreno che i due dovranno tenere ha un nome nel gergo militare ucraino: cintura fortificata. È la fascia urbana che comprende Slovyansk, Kramatorsk e Kostyantynivka, fortificata a partire dal 2014 e mai espugnata in oltre quattro anni di invasione su vasta scala. È anche l'ultima porzione consistente dell'oblast di Donetsk sotto controllo ucraino: perderla significherebbe consegnare a Mosca l'obiettivo territoriale che il Cremlino dichiara dall'inizio della guerra.
L'AVANZATA SU SLOVYANSK
La pressione russa si è concentrata nelle ultime settimane sui due estremi della cintura.
A nord, il capo di stato maggiore russo Valery Gerasimov ha dichiarato il 27 agosto che le sue truppe si trovano a circa quattro chilometri dalle periferie orientali di Slovyansk, rivendicando la conquista di almeno tre villaggi durante l'estate lungo un fronte di circa centosessanta chilometri. La dichiarazione, riportata dal Moscow Times, va letta per quello che è: la versione di una delle parti, diffusa in un momento in cui Mosca ha interesse a mostrare progressi.
Quello che è verificabile è il metodo. Secondo l'Institute for the Study of War, l'esercito russo ha rinunciato all'assalto frontale da nord-est attraverso Lyman, fallito, e sta lavorando per logoramento: bombe plananti FAB-500 e lanciarazzi multipli Smerch e Tornado-S contro le infrastrutture logistiche della città, e piccoli gruppi di fanteria che avanzano sfruttando la vegetazione e scavando ripari coperti per non farsi individuare dai droni.
Il capo dell'amministrazione militare di Slovyansk, Vadym Lyakh, ha riferito che nella sola mattinata del 26 agosto la città ha subito almeno cinque attacchi con bombe plananti, con tredici edifici residenziali danneggiati.
A sud, nella zona di Kostyantynivka, le unità russe hanno raggiunto le periferie sud-orientali senza riuscire a consolidare le posizioni. Il comando ucraino ha ordinato il ripiegamento dei reparti principali sulla riva orientale del fiume Kryvyi Torets, mantenendo il controllo della parte settentrionale della città.
LE CIFRE, E QUANTO VALGONO
Il 23 agosto Zelensky ha dichiarato che il Cremlino avrebbe ordinato alle proprie forze armate di completare la conquista dell'intero oblast di Donetsk entro il 31 dicembre 2026, e ha quantificato le perdite russe dall'inizio dell'anno in circa 267.000 uomini, di cui 155.000 uccisi, concentrate per il 70-80% nella direzione di Kostyantynivka.
Sono cifre fornite da una delle parti in conflitto, non verificabili in modo indipendente, e vanno trattate come tali: nessuna fonte terza è oggi in grado di confermarle o smentirle. Il dato che conta, semmai, è un altro — che sia Kiev sia gli analisti occidentali descrivano l'avanzata russa come lenta e costosa, non come uno sfondamento.
L'ISW considera irrealistiche le scadenze fissate da Mosca e segnala che il Cremlino starebbe preparando una nuova mobilitazione di circa 300.000 uomini dopo le elezioni per la Duma di Stato, in calendario dal 18 al 20 settembre.
LA GUERRA CHE KIEV COMBATTE ALTROVE
Mentre cede terreno nel Donetsk, l'Ucraina continua a colpire in profondità il sistema energetico russo, che è oggi il suo fronte più efficace.
Nella notte fra il 25 e il 26 agosto un attacco ha centrato la raffineria Lukoil di Nizhny Novgorod, a Kstovo, costringendola a sospendere a tempo indeterminato la lavorazione del greggio: secondo Reuters, che cita tre fonti del settore, è il quarto impianto per capacità della Federazione Russa, e con esso si sono fermate tutte le principali raffinerie del gruppo. Lo Stato maggiore ucraino ha rivendicato il 27 agosto anche la distruzione di un deposito di carburante e di un centro di addestramento nell'oblast di Luhansk occupato.
È la simmetria che descrive questa fase della guerra meglio di qualsiasi mappa: la Russia avanza di qualche chilometro al mese sul terreno, l'Ucraina risponde spegnendo le raffinerie che finanziano quell'avanzata.
PERCHÉ RIGUARDA ANCHE NOI
La nomina di Biletsky e Prokopenko ha un significato che va oltre l'organigramma. Sono i comandanti più noti e più politicamente esposti dell'esercito ucraino — Prokopenko è l'uomo che ha guidato la difesa dell'acciaieria Azovstal a Mariupol nel 2022 — e affidare loro l'ultimo bastione del Donetsk è anche un messaggio interno, in un momento in cui la tenuta del fronte pesa sulla tenuta politica di Kiev.
Per l'Europa, il punto è il calendario. Se la cintura fortificata cadesse, Mosca potrebbe presentarsi a qualsiasi tavolo negoziale avendo conseguito sul terreno l'obiettivo che rivendica da anni, e la posizione dei governi europei che finanziano la resistenza ucraina cambierebbe di conseguenza. Se invece reggesse fino all'inverno, come è successo negli ultimi tre, la guerra tornerebbe dove si trova da tempo: in una fase di logoramento che nessuna delle due parti riesce a chiudere.
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