Vai al contenuto
venerdì 30 ottobre 2026

← Tutti gli articoli

Politica

Big Tech più ricche degli Stati: Violante rilancia la separazione tra potere politico e potere digitale

L'ex presidente della Camera propone di applicare a Big Tech il principio di Montesquieu sulla divisione dei poteri

31 agosto 2026 · IXC
Copertina dell’articolo «Big Tech più ricche degli Stati: Violante rilancia la separazione tra potere politico e potere digitale»: m mthaopc4 u532xlik
La cerimonia di giuramento di Detachment 201, l'unità della riserva dell'esercito Usa che ha arruolato dirigenti di Palantir, Meta e OpenAI — Foto: Leroy Council / U.S. Army, via DVIDS, pubblico dominio

Le cinque maggiori aziende tecnologiche del mondo valgono oggi, in Borsa, più dell'intera economia dei cinque paesi più ricchi dell'Unione Europea messi insieme. È il dato da cui parte l'intervento con cui l'ex presidente della Camera Luciano Violante ha rilanciato, nei mesi scorsi, un tema che sta guadagnando spazio nel dibattito pubblico internazionale: la necessità di separare il potere politico dal potere digitale, così come la dottrina liberale separò secoli fa i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Secondo una rilevazione di Euronews del 16 maggio 2026, il valore di mercato combinato delle cinque maggiori società americane — Nvidia, Alphabet, Apple, Microsoft e Amazon — ammontava a circa 20.810 miliardi di dollari, contro i 18.140 miliardi di dollari del prodotto interno lordo complessivo delle cinque maggiori economie europee. Nello stesso mese, la sola Nvidia ha superato per capitalizzazione l'intero Pil della Germania previsto per il 2026, secondo le stime del Fondo monetario internazionale citate dallo stesso Euronews.

Per Violante questi numeri non descrivono soltanto un fenomeno finanziario, ma un cambio di natura del potere: quando un'azienda pesa quanto la locomotiva industriale d'Europa, sostiene, la sua capacità di condizionare leggi, mercati e comportamenti sociali smette di essere un'ipotesi teorica.

GLI ESEMPI CITATI: DALLA DIFESA AMERICANA A PALANTIR

A sostegno della sua tesi, Violante richiama alcuni casi concreti dell'intreccio crescente tra settore tecnologico e apparati statali. Il 13 giugno 2025, nella base di Joint Base Myer-Henderson Hall, in Virginia, l'esercito degli Stati Uniti ha conferito il grado di tenente colonnello della riserva a quattro dirigenti dell'industria tecnologica: Shyam Sankar, chief technology officer di Palantir, Andrew Bosworth, chief technology officer di Meta, Kevin Weil, all'epoca chief product officer di OpenAI, e Bob McGrew, ex capo della ricerca di OpenAI. L'iniziativa, chiamata Detachment 201 – Executive Innovation Corps, prevede un impegno minimo di 120 ore l'anno e mira, secondo l'esercito americano, ad accelerare l'integrazione dell'intelligenza artificiale nella pianificazione militare.

Un altro caso spesso citato in questo tipo di analisi è quello di Palantir, la società di analisi dati che ha tra i propri clienti l'agenzia federale statunitense per l'immigrazione e le dogane (Ice), a cui fornisce strumenti per incrociare database e localizzare persone da rimpatriare. È un contratto pubblico, non segreto, ma che per i critici illustra bene quanto in profondità un'azienda privata possa oggi entrare negli strumenti di controllo dello Stato.

LA PARTITA SULLE REGOLE, TRA WASHINGTON E BRUXELLES

Sul fronte delle regole, le posizioni restano distanti. Il vicepresidente americano JD Vance, parlando al vertice sull'intelligenza artificiale di Parigi l'11 febbraio 2025, ha definito "eccessiva" la regolamentazione europea sull'IA, sostenendo che rischi di soffocare l'innovazione e che gli Stati Uniti non possano accettare che le proprie aziende siano regolate da normative straniere. Il presidente Donald Trump, da parte sua, ha minacciato in più occasioni — da agosto 2025 fino a giugno 2026 — dazi fino al 100% contro i paesi che tassano o regolano pesantemente le grandi aziende tecnologiche americane, in aperto contrasto con l'approccio dell'Unione Europea, che con l'AI Act ha scelto la strada opposta: regole vincolanti approvate prima della piena diffusione della tecnologia.

Anche la Chiesa cattolica è entrata nel dibattito. Papa Leone XIV, nell'enciclica "Magnifica Humanitas" del 15 maggio 2026, ha chiesto di "disarmare" l'intelligenza artificiale, mettendo in guardia contro un uso della tecnologia che riduca la persona umana a un insieme di dati da profilare e controllare.

Violante si inserisce in questo dibattito con una proposta specifica, diversa sia dalla linea della deregolamentazione totale sia da quella della moratoria. Ritiene le moratorie inefficaci, perché la corsa tecnologica non si ferma per legge, e propone invece una vigilanza costante e multidisciplinare — giuristi, economisti, filosofi e tecnici insieme — capace di fissare paletti concreti senza bloccare l'innovazione. L'obiettivo dichiarato è preservare quello che definisce un diritto del cittadino a restare "opaco" di fronte al potere, mentre è il potere a dover rendere conto in modo trasparente delle proprie scelte.

Resta aperta, e probabilmente lo resterà a lungo, la domanda su chi debba stabilire dove passa il confine tra innovazione da proteggere e concentrazione di potere da limitare — e se un'istituzione politica, oggi, abbia ancora gli strumenti per tracciarlo.

Commenti

0 commenti

  • Ancora nessun commento. Usa il riquadro sotto.

Per pubblicare un commento serve nome e email (riceverai anche le inchieste in anteprima).

Newsletter

Iscriviti alla newsletter

Lascia la tua email — niente password, nessun account — e ricevi ogni articolo e ogni inchiesta in anteprima.